Olivicoltura 2
Da Wiki Scansano.
Sviluppo e organizzazione delle colture di olivi in tutto il territorio comunale senza riconoscere le qualità dei terreni nei quali esse sono sviluppate. Perdita delle strutture organizzative tipiche del territorio scansanese.
Storicamente gli impianti di oliveto rappresentano quote di terreno ben definite e collocate a contorno degli insediamenti (vedi sequenza fotografica olivicoltura) in modo da ridurre il tempo di trasferimento per la loro cura. Nel Comune di Scansano, data l’altimetria dei singoli insediamenti tali aree rappresentano luoghi ben definiti e non sempre prossimi all’insediamento medesimo. Se a Montorgiali, in posizione di prima collina, gli impianti storici si trovano a poca distanza dall’insediamento a Scansano, Murci, Poggioferro, aumentando l’altimetria, questi sono collocati in aree di fascia altimetrica inferiore. A Polveraia vale il ragionamento fatto per Montorgiali (L'olivicoltura nell'800, L'olivicoltura nel 900). Dagli anni '70-'80 in poi è la modifica ex ante della superficie che ospita il nuovo impianto ad essere costruita e modellata affinchè l'impianto consenta una più agevole e redditizia coltivazione, come avviene oggi (L'olivicoltura nel Piano Strutturale). Per comparazione, si possono confrontare le vicende di altre regioni italiane con l'area scansanese (L'olivicoltura in altre aree italiane).
Integrare le attività di olivicoltura con le altre attività agricole al fine di promuovere una più vasta economia agricola della zona (vedi La Denominazione Comunale (DE.CO.)).
Negli ultimi 2-3 anni, alcuni produttori hanno ritenuto necessario costituire un Consorzio per tutelare il prodotto scansanese (vedi Consorzio Olio Scansano).
Verifica, del ruolo che possono ancora assumere tali impianti anche in relazione alla potenzialità di assumere connotazioni tipiche, derivanti dalla collocazione sul territorio e connesse alla valorizzazione del prodotto (DECO). Integrazione di quessta coltura con le altre della zona.
uso del suolo/scansione fondiaria, idrogeologia e ruscellamento, viticoltura, olivicoltura 1, pascoli ridotti a seminativi, pratoni d'altura
Indice |
L'olivicoltura nell'800
- Biagioli Giuliana, L'agricoltura e la popolazione in Toscana all'inizio dell'Ottocento, Pacini Editore, 1975
Addirittura, agli inizi dell'800, gli oliveti si estendevano soltanto nella zona della valle dell'Albegna, come documentato da Giuliana Biagioli in "L'agricoltura e la popolazione in Toscana all'inizio dell'Ottocento" (vedi File:Biagioli - descrizione area.pdf). Tuttavia, tali aree erano in percentuale irrisoria rispetto al resto delle aree toscane (vedi File:Biagioli - cartina olivato vitato.pdf). Nello stesso testo sono indicate le superfici occupate da tali colture, ma associate alla viticoltura (vedi File:Biagioli - ripartizione delle colture.pdf, File:Biagioli - ripartizione colture nelle sottoaree.pdf). Gli impianti storici di oliveto, ai quali spesso si accompagna la vite in forme più o meno complesse, oltre rappresentare una fonte di reddito da autoconsumo rendono conto anche della socialità allargata che dal centro storico si trasferisce nelle campagne limitrofe in periodi definiti e limitati contribuendo all’appropriazione di uno spazio di relazione che lega gli abitanti al territorio. Scomparendo, gradatamente, tale forma di produzione di reddito ad esso si accompagna un progressivo abbandono della coltura e dello spazio costruito intorno ad essa, oltre alle inevitabili ripercussioni sul livello di appropriazione dello spazio territoriale.
L'olivicoltura nel 900
- Pazzagli Carlo, Per la storia dell'agricoltura toscana nei secoli XIX e XX - Dal catasto particellare lorenese al catasto agrario del 1929, Fondazione Luigi Einaudi, 1979
Infatti, dal libro di Carlo Pazzagli, "Per la storia dell'agricoltura toscana nei secoli XIX e XX - Dal catasto particellare lorenese al catasto agrario del 1929", si può notare come l'olivolcoltura, già nel 1929, fosse probabilmente già monocoltura in alcuni territori, almeno in quelli più adatti o adattabili data la sbalorditiva percentuale d'incremento della superficie coltivata ad olivo fra il 1830 e 1929 (+ 218 %)(vedi File:Pazzagli - viticoltura e olivicoltura.pdf). Le aziende che si ristrutturano in base alla legge sulla bonifica integrale (1928) e si organizzano per mezzadria contrattualizzata arrivano al raggiungimento di una certa complessità organizzativa, con ovvi riflessi paesistici, sul finire del secondo dopoguerra; qui la separazione tra gli spazi organizzati a vite ed olivo avviene sulla base della potenzialità di conduzione delle colture da parte della famiglia mezzadrile con una attenzione particolare alla localizzazione delle colture specializate in ambiti consoni alla loro coltivazione. Si perde di fatto, all'interno della azienda mezzadrile, quel rapporto di prossimità tra colture che abbisognano di cura costante e il centro aziendale. In realtà spesso le colture di vite e olivo tendono ad occupare gli spazi meno produttivi e più ricchi di pietrame che in base ad una cura costante vengono progressivamente bonificati. In sostanza le colture legnose oltre che specializzarsi vengono separate da quelle aree destinabili alle colture cerealicole e all'allevamento in rotazione binaria. Generalmente nel sistema mezzadrile delle colline scansanesi, dove le aziende risulatano avere una superficie totale che oscilla dai 20 ai 40 ettari, le aree destinate a vite e olivo non superano mai il 5-10% della superficie totale e generalmente la superficie destinata a vite risulta inferiore a quella destinata ad olivo. Tale situazione regge fino al completamento della riforma fondiaria e alla completa dismissione del sistema mezzadrile (basti pensare che nel secondo dopoguerra circa l'80% della popolazione agricola era contrattualizzata con forme mezzadrili), quando in sostanza molte unità poderali mezzadrili passano (attraverso la concessione di mutui quarantennali e contemporaneamente alla nascita del sitema agricolo cooperativo) a nuovi proprietari, spesso ex mezzadri o altre figure sociali. I coltivatori tendono, da questo momento in poi, a livellare e spietrare a monte la supereficie che ospita il nuovo impianto spesso con movimenti di terreno non indifferenti che saranno poi ripresi nella seconda e attuale stagione di intensificazione colturale associabile alla metà degli anni '90. Tali due ultime fasi danno una precisa connotazione paesaggistica e strutturale al paesaggio con ovvi riflessi sociologici. Si è visto infatti che tutto il primo cinquantennio del novecento e buona parte dei due decenni successivi hanno visto l'affermazione di nuovi impianti di vigneto attraverso fenomeni di adattamento delle colture alla struttura del suolo esistente.
L'olivicoltura nel Piano Strutturale
- Comune di Scansano, Piano Strutturale
Nella tavola "Sistemi territoriali" del PS adottato, vengono individuate le aree che sono coltivate ad oliveto (vedi PS adottato - Tavola 2a). Queste aree vengono individuate anche a scala inferiore (vedi PS adottato - Tavola 2a.1, PS adottato - Tavola 2a.2, PS adottato - Tavola 2a.3, PS adottato - Tavola 2a.4, File:PS adottato - Tavola 2a.5.pdf).
L'olivicoltura nel Comune di Manciano
- Comune di Manciano, Relazione - Quadro Conoscitivo, ottobre 2008
Analogamente al territorio di Scansano, anche in quello di Manciano si è sviluppata nel tempo una numerosa attività olivicolturale, che in precedenza era molto più limitata. Il Piano Strutturale analizza tale fenomeno. Tale analisi (vedi Media:Tavola 8a Manciano.jpg) può essere valevole anche per il caso scansanese (vedi File:Relazione Manciano.pdf).
L'olivicoltura in altre aree italiane
Termoli
- Barberis Vittorio e Dell'angelo Giangiacomo (a cura di), Italia Rurale, Laterza, 1998
Per comparazione, si può leggere il brano "Olivi e girasoli" che inquadra l'espansione di olivicolture nel territorio di Termoli (vedi File:Italia rurale - Olivi e girasoli.pdf).
Il territorio di Scansano nel PTC
- Provincia di Grosseto, Piano Territoriale di Coordinamento, aprile 2009
Il nuovo Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Grosseto, adottato nel aprile 2009, redige, per la zona di Scansano, 3 schede di sintesi descrittiva e progettuale: le Schede relative alle U.M.T. (Unità Morfologiche Territoriali) R8.1 "Le Colline di Scansano", R8.2 "Crinali di Murci e Poggio Ferro" e R10.1 "Alta Valle dell'Albegna" (vedi File:Schede PTC.pdf).
La Denominazione Comunale (DE.CO)
Il Comune di Scansano riconosce l'importanza di dover tutelare e valorizzare alcune attività agroalimentari tradizionali e locali. Al fine di perseguire questo scopo è stato deciso di deliberare un provvedimento che istituisse la Denominazione Comunale (DE.CO.). Questo strumento di marketing territoriale verrà riconosciuto ad alcuni prodotti locali. Tali prodotti saranno inseriti all'interno di particolari elenchi comunali (vedi File:Regolamento DECO.pdf, File:Delibera DECO.pdf).
Consorzio Olio Scansano
E’ stato costituito in data 30 novembre 2006 su iniziativa di un gruppo di 12 produttori di Olio Extravergine di Scansano ([[1]])che hanno ravvisato la necessità di unirsi in una istituzione senza scopo di lucro per valorizzare e proteggere la tipicità e la qualità del prodotto di questo territorio, in analogia a quanto realizzato per il vino.
L’area geografica è stata delimitata con gli stessi confini del territorio del vino Morellino di Scansano.
L’olio risponde delle regole dettate dal Consorzio di tutela dell’Olio I.G.P. Toscano, con l’aggiunta di restrizioni previste dal Disciplinare del Consorzio medesimo, a maggiore garanzia e tutela del controllo della provenienza e qualità del prodotto. Gli scopi del Consorzio sono:
- Valorizzare e promuovere la diffusione dell’Olio Extravergine tipico del territorio
- Disciplinare, controllare e tutelare l’uso del marchio
- Attuare iniziative comuni atte al raggiungimento dell’obiettivo di valorizzazione e diffusione del prodotto
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