Strutture tecnologiche e impatto sul paesaggio

Da Wiki Scansano.

Convivenza e inserimento, a minor impatto possibile, di tutte le strutture tecnologiche nel paesaggio del Comune di Scansano.

Il Comune è interessato da due grandi opere (vedi sequenza fotografica strutture tecnologiche e impatto sul paesaggio, sequenza fotografie satellitari strutture tecnologiche e impatto sul paesaggio) che producono impatto visivo sulle risorse paesaggistiche: da una parte l’istallazione delle pale eoliche (vedi [[1]]) sui crinali di Murci, dall’altra la linea dell’Elettrodotto Suvereto-Montalto che taglia trasversalmente in direzione Nord-Sud la superficie comunale. A queste progressivamente si associano altre piccole strutture quali antenne per telefonia mobile e fissa localizzate nella porzione Nord-Ovest del capoluogo. Gli elementi tecnologici che producono impatto sul paesaggio sono rilevabili in quanto risulta preponderante una sorta di principio di sovrapposizione indifferenziato rispetto all'ossatura stratificata degli elementi che tale paesaggio compone. Per quanto riguarda il caso dell'impianto eolico di Poggi Alti si possono fare alcune considerazioni di carattere estetico - percettivo, senza per questo inficiare l'aspetto tecnologico riferito alla realizzazione e il suo impatto in quanto struttura. Infatti, se da una certa distanza si prende in considerazione la tessitura e le scansioni fondiarie che determinano l'assetto paesistico si noterà come le torri eoliche determinino un massiccio fuori scala rispetto alla trama minuta e sedimentata degli elementi che contribuicono all'immagine paesistica complessiva. Se al contrario ci avviciniamo fin sotto le torri, progressivamente, tali elementi vengono assorbiti fino alla scomparsa della percezione della tessitura minuta del contesto e la torre risulta un elemento di spicco in quanto tale, senza un diretto rapporto con il contesto. Paradossalmente, se il contesto e lo sfondo, invece di essere caratterizzati da una trama minuta di elementi tipici del paesaggio agrario locale (siepi, campi chiusi, piccoli boschi a spalletta, oliveti e vigneti calibrati sull'autoconsumo) fossero costituiti da grandi superfici indifferenziate (boschi a macchia, seminativi da monocoltura, pascoli non recintati, specchi d'acqua) la presenza delle torri eoliche avrebbe effetto di catalizzatore a cui seguirebbe una minor consistenza dell'impatto generato (Il parco eolico). Lo stesso effetto si avrebbe se la collocazione risultasse in una zona collocata in pianura dove per effetto ottico il punto di visuale non consente di cogliere tutta la stratificazione degli elementi costitutivi del paesaggio come nella osservazione di un versante che risale verso il crinale. Per rendere più chiaro il concetto si pensi all'impatto che genera la Centrale di Montalto di Castro che ha il mare come sfondo e una vasta pianura come riferimento territoriale. Lì l'oggetto tecnologico, pur avendo una struttura di gran lunga superiore a quella delle torri eoliche, paradossalmente ci sembra produrre meno impatto proprio per la forza catalizzatrice che assume a scala territoriale. Lo stesso concetto può esere preso in considerazione per la linea di alta tensione Suvereto-Montalto. Qui si assiste ad una definizione territoriale che non solo esula completamente dalle strutture paesistiche che la contengono, ma tende a condizionarne i comportamenti e ad imporre estese fasce di rispetto in relazione ai potenziali usi. Occorre, inoltre, tener presente la temporaneità dell'impianto eolico. Infatti, alla scadenza della convenzione, esso potrà essere smantellato e i terreni torneranno alla loro funzione originaria.

Occorre anche valutare la possibilità di localizzare altri impianti di produzione di energia a livello locale, anche impianti con diversa modalità di produzione.


Occorre valutare le azioni mitigatorie più vantaggiose in termini di costi/efficacia. Una possibile azione è il parziale interramento della linea Suvereto- Montalto o una sua maggiore mitigazione, soprattutto quando risulta essere più evidente (passaggio dalle superfici boscate ai terreni frazionati a coltura mista). Altra possibile soluzione potrebbe essere l'individuazione di un colore o di una serie di colori che possano risultare meno impattanti dal punto di vista visivo.

Possibilità di integrare l'impianto eolico all'interno di un percorso che metta in relazione le attrattive museali del Comune con il "museo" della tecnologia eolica. Un percorso che colleghi i musei storici, legati al passato del territorio, con un museo del futuro.


uso del suolo/scansione fondiaria, idrogeologia e ruscellamento, viticoltura, struttura del bosco, villaggio aperto costituito da singoli nuclei, città murata, villa romana, castello di Montepò, castello di Montorgiali, zona archeologica "Ghiaccio Forte"



Il parco eolico

- Gamesa Energia Italia, Studio di verifica di compatibilità ambientale "Parco Eolico Poggi Alti", giugno 2003

Queste considerazioni sono riportate nello Studio di Compatibilità Ambientale, effettuato per conto del Comune; in questo elaborato vengono esaminate più dettagliatamente queste considerazioni e, poi, viene elaborata una matrice nella quale, con diversi pesi, si ottiene l'incidenza che tale opera ha sul paesaggio (vedi File:Studio Compatibilità Ambientale - Paesaggio.pdf). L'intera relazione di compatibilità è riassunta, molto brevemente, nel paragrafo delle conclusioni (vedi File:Studio Compatibilità Ambientale - Conclusioni.pdf).

Il territorio di Scansano nel PTC

- Provincia di Grosseto, Piano Territoriale di Coordinamento, aprile 2009

Il nuovo Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Grosseto, adottato nel aprile 2009, redige, per la zona di Scansano, 3 schede di sintesi descrittiva e progettuale: le Schede relative alle U.M.T. (Unità Morfologiche Territoriali) R8.1 "Le Colline di Scansano", R8.2 "Crinali di Murci e Poggio Ferro" e R10.1 "Alta Valle dell'Albegna" (vedi File:Schede PTC.pdf).

PREMESSA

Siamo qui per parlare di sviluppo delle rinnovabili ed in particolar modo del fotovoltaico.

In provincia di Grosseto, come del resto in tutta Italia, dopo anni di difficoltà e di divulgazione, finalmente questa tipologia di impianti e i meccanismi incentivanti che li regolano sono a conoscenza di tutti e l’interesse è ormai diffuso.

Diffusa è anche la convinzione che è importante e necessaria la costruzione di tali impianti siano essi per uso domestico o aziendale.

In questi anni abbiamo visto crescere, di pari passo, tutto ciò che è collegato ad esso come ad esempio le aziende locali e nazionali, i prodotti assicurativi, i prodotti finanziari,le norme comunali, provinciali, regionali e statali. Questo percorso di crescita è passato da varie fasi, ognuna l’evoluzione dell’altra, con adeguamenti agli indirizzi posti in essere dalle strategie dei piani energetici ai vari livelli.

Per quanto riguarda gli impianti a servizio di abitazioni e aziende la provincia ed i comuni, ognuno tenendo conto delle proprie peculiarità, hanno dato delle regole molto spesso alquanto stringenti in modo da salvaguardare nel miglior modo possibile sia il contesto urbano sia quello agricolo.

Per quanto riguarda, invece, gli impianti di dimensioni più consistenti, la preoccupazione di un degrado paesaggistico e la tutela di esso è stata la via maestra che ha ispirato le istituzioni locali a legiferare in modo più preciso.

Chiaramente, nonostante le difficoltà che si incontrano nel fare richiesta di autorizzazione di un impianto, sia esso piccolo o grande, e l’eccessiva burocrazia, siamo pienamente d’accordo con la grande attenzione che viene dedicata a questo argomento.

La provincia di Grosseto, per quanto riguarda gli impianti di grandi dimensioni, ad Aprile 2009 ha adottato il PTC che contiene la chiara intenzione di sviluppare e favorire la diffusione delle energie rinnovabili dando però la chiara indicazione che questi devono inserirsi nel territorio in modo meno invasivo possibile.

Il nostro territorio è caratterizzato da vaste aree agricole che per la loro bellezza attirano turisti in cerca di relax e viste mozzafiato.

Negli anni passati, visto che ormai da molto tempo l’attività agricola ha avuto bisogno di integrazioni di reddito ( non sto qui a scrivere che scelte politiche quantomeno discutibili hanno portato a questo ), il nostro territorio ha visto sorgere attività agrituristiche che, per quanto riguarda le zone collinari, hanno fatto del paesaggio e dell’ambiente il loro unico strumento di attrattiva.

Questa attività connessa è stata alla portata di tutti coloro che hanno voluto coglierla e negli anni le attività agrituristiche hanno fatto in modo che le aziende agricole continuassero ad essere curate e sviluppate ed hanno attirato anche ingenti investimenti.

Per gli impianti fotovoltaici su i terreni agricoli si è percorsa una strada simile, considerando anch’essi attività connessa all’agricoltura limitandone la dimensione ad un massimo di un 5% della superficie totale aziendale e comunque ad un massimo 1 Mwp (circa 2,5 ha).

Questa scelta rende accettabile la realizzazione di impianti di dimensioni più consistenti perché regola la densità e la concentrazione di tali impianti ed inoltre lega il funzionamento di tali impianti al mantenimento dei PMAA presentati in occasione della loro richiesta di autorizzazione, facendo in modo che parte degli utili derivanti dall’attività fotovoltaica vengano reinvestiti in agricoltura.

In modo diverso sono trattati gli impianti su terreni industriali poiché si suppone che un terreno con tali caratteristiche sia ubicato in luoghi vocati, ad esempio in aree appartenenti o in stretta contiguità, ad aree destinate ad attività estrattive, industriali o artigianali o in centri di stoccaggio e trasformazione di prodotti agricoli in terreni non appartenenti ad aziende agricole e comunque in luoghi che non alterino la percezione complessiva del paesaggio da parte dei suoi abitanti in primis e dei turisti poi.


IL FATTO

Il Comune di Scansano ha ricevuto, dopo la firma del protocollo di intesa con la Provincia di Grosseto per la promozione dello sviluppo delle energie rinnovabili di tipo fotovoltaico, una serie di richieste da parte di privati e di società del settore al fine di modificare alcune porzioni di zone agricole in zone industriali per un totale di 410 ha successivamente ridotti a 282 ha.

Il suddetto Comune cha ancora oggi, nei confronti di aziende agricole e privati, è molto deciso nell’imporre le sue indicazioni come ad esempio il mantenimento di impianti fotovoltaici finalizzati al proprio consumo, aderenti all’insediamento abitativo e nel limite di potenza del doppio della propria fornitura elettrica, in questa circostanza si è dimostrato straordinariamente determinato ad assecondare tali richieste deliberando in data 20 Agosto 2010 l’avvio del procedimento di variante.

Nel frattempo, sollecitato dalla cittadinanza, il Comune di Scansano ha partecipato a varie riunioni, una delle quali in Loc. Preselle in data 09/11/2010, in cui la sala messa a disposizione non è riuscita a contenere i partecipanti.

Durante questa riunione è emerso un fortissimo disaccordo da parte della popolazione poiché 77 ha di questi 282 ha sono tutti concentrati in tale località , sono sorte anche preoccupanti tensioni tra coloro che protestavano ed un paio di soggetti richiedenti la variante.

Il problema principale di queste localizzazioni è la dimensione ( 77 ha corrispondono a circa 30 Mwp ) che porterebbe l’annientamento delle aziende agricole limitrofe viste le infrastrutture che saranno necessarie ed al fallimento delle attività agrituristiche della zona, sia del Comune di Scansano che di quelli di Magliano in Toscana e Grosseto che si troverranno alla portata visiva dell’impianto, poiché vedranno annientata l’unica risorsa disponibile e motivo di attrattiva turistica e cioè la bellezza del paesaggio. Parliamo poi della linea di connessione in alta tensione che dovrà collegare l’impianto alla linea AT di Baccinello gestita da TERNA. Tralicci che attraverseranno le colline a colpi di esproprio ai malcapitati che si troveranno, oggi ignari, sul tragitto.

Il Comune di Scansano sembra anche aver abbandonato il recupero archeologico della via Clodia che collegava Roma a Saturnia e poi a Roselle, il cui percorso incrocia la zona oggetto di variante.

In sostanza le ragione dei richiedenti è basata sulle difficoltà delle loro aziende che non riescono a tirare avanti con la sola agricoltura.

Il problema, però, è che l’operazione che si tenta di fare è puramente speculativa poiché la possibilità di realizzare gli impianti in ambito agricolo come attività connessa all’agricoltura esiste già senza aver bisogno di variante urbanistica, integrando il reddito agricolo come per gli agriturismi , avendo in tal modo le risorse per reinvestire nell’agricoltura.

Le grandi aziende del settore fotovoltaico che sono dietro a tali richieste di variante non hanno alcun interesse a sviluppare l’agricoltura che rappresenta, ve lo assicuro, solo un problema per loro. Non ci aspettiamo da tali soggetti alcuna ricaduta lavorativa sul territorio poiché si tratta di EPC (Engineering Procurement & Construction) e quindi catalizzeranno tutti i lavori di costruzione e manutenzione specializzata attraverso i loro canali fuori territorio, ci potremmo aspettare lavoro al massimo nell’affidamento ad aziende locali della costruzione delle recinzioni ed in qualche lavaggio ( raro e in condizioni di eventi straordinari ) dei moduli che però saranno affidati probabilmente ad aziende che si comporteranno in modo molto affine a quelle a cui è affidata la manodopera massiva nelle vigne.

Per quanto riguarda lo smaltimento non basteranno fideiussioni bancarie poichè al ventesimo anno queste società potrebbero fallire e sparire lasciando un territorio invaso da strutture, cablaggi interrati, infrastrutture e moduli in abbandono. Inoltre ad oggi non sappiamo quale tecnologia verrà utilizzata e cioè quella a base di silicio o quella che utilizza cadmio e tellurio, nell'ultimo caso ci troveremmo ad affrontare lo smaltimento di rifiuti speciali ed avremmo una problematica ambientale seria.

Chi si assumerà, oggi, in tale eventualità, l’onere del ripristino per ridare terreno agricolo al territorio? Lo faranno personalmente coloro che oggi autorizzano la costruzione di questi impianti?

Nel caso di impianti connessi all’agricoltura, visto il limite di occupazione di terreno agricolo al 5% del totale dell’azienda, se questo dovesse accadere, il costo dello smaltimento verrebbe ben compensato dall’acquisizione di una azienda agricola proporzionalmente interessante.

Il Comune di Scansano dovrebbe lavorare per facilitare l’accesso al credito degli agricoltori del proprio territorio in modo che ognuno di loro che lo voglia possa realizzare il suo piccolo o grande impianto in modo che il beneficio di tali realizzazioni venga distribuito su molti come distribuita sarà la generazione di energia elettrica.

Così come è stato presentato il progetto oggi a fronte di un maggiore spreco di territorio e danno della percezione del paesaggio i beneficiari saranno pochissimi a scapito di molti … come al solito.

Vi chiediamo, quindi di non adottare la variante e di lavorare affinchè vengano effettuati impianti nel limite di 1 Mwp in ambito agricolo



ritorna a pagina principale


ritorna a Le schede

Strumenti personali