Villaggio aperto costituito da singoli nuclei
Da Wiki Scansano.
Il villaggio aperto costituito da nuclei si compone di piccoli nuclei di abitazioni che originariamente erano abitati da interi nuclei familiari: infatti mantengono, per identificarli, tutt'ora il nome della famiglia che li abitava. Si sviluppano, talvolta, su piccoli slarghi o piazzette. La perdita di tale tipologia insediativa produrrà una perdita di identificazione storica e paesaggistica.Le frazioni di Pancole, di Murci e Poggioferro (vedi [[1]], [[2]]) rappresentano i tre villaggi aperti, con questa tipologia insediativa, del Comune di Scansano (vedi sequenza fotografica villaggi aperti costituiti da singoli nuclei, sequenza fotografie satellitari villaggi aperti costituiti da singoli nuclei). Il Piano Strutturale di Scansano indica come queste aree debbano essere riaffermate come centralità locali oltre che migliorate con una dotazione maggiore di servizi (I villaggi aperti nel Piano Strutturale). I villaggi aperti sono, forse, presenti nel territorio scansanese dal tardo medioevo, ma ebbero il loro maggiore sviluppo nell'800 (I villaggi aperti nell'800). Tali tipologie insediative sono caratteristiche dell'intero territorio toscano (I villaggi aperti in Toscana). Essi si sono sviluppati, soprattutto, per interessi e fini di tipo economico, legato soprattutto all'economia armentizia (I villaggi aperti in Maremma) e per questo posti lungo la viabilità di Dogana o agli incroci di più Dogane (I villaggi aperti di Scansano). La vita di questi villaggi si svolgeva seguendo i ritmi dell'economia principale (La vita dei villaggi aperti). Altro esempio di questa tipologia potrebbe essere individuato in Pancole. Infatti, questa frazione si è sviluppata nelle vicinanze della fattoria lì presente. Questa fattoria rappresenta un chiaro esempio di tipologia edilizia "Sergardi" (segno distintivo della famiglia che la edificava), come Montepò; essa presenta facciate costruite con materiali poveri e non intonacati, la scaletta con loggia (tipico podere toscano). Tuttavia, se in futuro vi fosse la necessità di dover edificare in quelle zone, a causa di un forte sviluppo demografico o di forti pressioni economiche, si ritiene opportuno poter ripensare alla possibilità di saldare questi nuclei, al fine di evitare un ulteriore consumo di suolo e un incremento eccessivo dei costi di urbanizzazione e di manutenzione, sia per i privati che per il Comune.
Mantenimento di tale struttura insediativa con le caratteristiche attuali. Evitando che i singoli nuclei si saldino in un tessuto urbano indifferenziato. Tutto ciò al fine di non "snaturare" la tipologia insediativa sviluppatasi ed evitare la non riconoscibilità da parte degli abitanti nel loro territorio.
Se, però, vi fosse necessità in futuro di nuove forti espansioni edilizie, in quelle zone, si ritiene opportuno edificare fra i nuclei al fine di non occupare nuovi suoli.
espansione dell’abitato e omologazione dei nuclei, Strade Dogane, corsi d'acqua primari (Albegna), crinale dell'Amiata, sorgenti, bacheche ed affissioni, arredo urbano, illuminazione pubblica, tasche di verde pubblico, tasche di verde privato, colore dell'edificato storico
Indice |
I villaggi aperti nell'800
- Repetti Emanuele, Dizionario geografico storico della Toscana, Presso l'Autore Editore, 1841
- Zuccagni-Orlandini Attilio, Indicatore topografico della Toscana Granducale, Giuseppe Polverini Editore, 1856
Al 1833, Emanuele Repetti descriveva in maniera molto sommaria e sbrigativa, soprattutto sotto l'aspetto geografico, la comunità di Pancole (vedi File:Dizionario geografico storico della Toscana - Pancole.pdf). Al contrario, la comunità di Murci veniva analizzata in maniera più dettagliata, sia sotto il punto geografico che storico. Essa però non veniva descritta sotto il punto di vista della tipologia degli insediamenti (vedi File:Dizionario geografico storico della Toscana - Murci.pdf). Pochi anni dopo, nel 1859, Zuccagni-Orlandini enumerava la popolazione di Murci (521 ab.) al 1845 e la stessa popolazione (484) dieci anni dopo; si può notare come lo spopolamento del paese era già in atto ben 150 anni fa (vedi File:Zuccagni-Orlandini - Murci.pdf). Invece, nello stesso periodo, la popolazione di Pancole aumento di 13 unità passando da 186 a 199 abitanti (vedi. File:Zuccagni-Orlandini - Pancole.pdf). La ragione di queste annotazioni ottocentesche, forse, risiede nel fatto che, già all'epoca, tali agglomerati risultassero elementi particolari in un quadro insediativo di matrice tardomedievale che nel contesto maremmano evidenziava strutture murate di una certa consistenza a presidio di vaste aree sottopopolate (nelle quali era pressochè assente la mezzadria poderale e quindi l'insediamento sparso) sulle quali esercitava giurisdizione politica e amministrativa.
I villaggi aperti in Toscana
La matrice insediativa del villaggio aperto nella toscana sei-ottocentesca era ben localizzata e strutturalmente identificativa delle aree montane del Casentino, della montagna pistoiese e lucchese, dello stesso monte Amiata; luoghi nei quali la stretta economia di sussistenza, legata ad una massiccia emigrazione stagionale, configurava economie e insediamenti strettamenti connessi all'uso delle risorse.
I villaggi aperti in Maremma
- Detti Fabio, Transumanza, emigrazione ed insediamento: la Toscana meridionale e i nuovi villaggi in età moderna, Dottorato di Ricerca in Storia Urbana e Rurale presso l'Università degli Studi di Perugia
La formazione dei villaggi aperti nella collina maremmana è, invece, da correlare in gran parte a quel processo sviluppatosi dalla seconda metà del cinquecento e soprattutto durante il seicento, nel quale l'economia armentizia, dovuta alle transumanze e la comparsa di figure professionali di supporto, è constestuale e funzionale alla progressiva privatizazione delle superfici pubbliche per la formazione di feudi e bandite alineate (vedi File:Detti - Montorgiali e Pancole.pdf).
I villaggi aperti di Scansano
- Calzolai Lidia e Marcaccini Paolo, L'antica viabilità di dogana della Provincia di Grosseto, tratto da Rivista di Storia dell'Agricoltura n.1, giugno 1994
- Detti Fabio, Transumanza, emigrazione ed insediamento: la Toscana meridionale e i nuovi villaggi in età moderna, Dottorato di Ricerca in Storia Urbana e Rurale presso l'Università degli Studi di Perugia
- Detti Fabio, La Valle d'Albegna - Formazione ed evoluzioni dei paesaggi storici, A cura del Comune di Manciano e della Amministrazione Provinciale di Grosseto, 1998
Per limitarci ai casi di Murci e Poggioferro si può notare come i due villaggi siano posti sulla viabilità di Dogana che da Arcidosso raggiungeva Magliano. A Murci addirittura si incrociano le due strade dogane principali dell'asse collinare maremmano, una delle quali è quella appena citata e l'altra è quelle che da Collemassari (stazione di Calla) raggiunge Capalbio. A Murci l'analisi di registri parrocchiali, conservati alla Diocesi di Pitigliano-Sovana, durante tutto il seicento (con una stabilizzazione e una nuova crescita dalla prima metà del '700) mette in luce un fitto popolamento proveniente in gran parte dall'Appennino casentinese al quale si affiancano figure provenienti dalla zona montana della lucchesia e del parmense. Spesso si realizzano unioni matrimoniali tra uomini forestieri e donne del luogo o provenienti dai paesi limitrofi. Inoltre, le figure professionali, se all'inizio fanno propendere per occupazioni stagionali, progressivamente, nell'evoluzione dei rapporti, si rintraccia una costante presenza dei lavoratori nelle tenute di Montepò, nella bandita della Colomba o in prevalenza in altri possessi alienati durante il seicento. Murci, tra l'altro, viene realizzato e materialmente edificato (insieme a Pancole) sui terreni appartenenti alla comunità di Saturnia (feudo Ximenes dal 1593) dalla quale dipendeva dal punto di vista amministrativo. Stesso consolidamento lo notiamo in Poggioferro (dipendente istituzionalmente dal Feudo Medici-ex Sforza di Scansano), nel quale l'affluenza casentinese risulta preponderante, tanto che nel 1635 sono gli stessi casentinesi residenti che chiedono di edificare la cappella religiosa per non doversi recare a Scansano per le funzioni religiose. Dal punto di vista della condizione professionale (oltre quanto già notato a Murci) si verifica una stretta dipendenza degli abitanti dalla Tenuta di Pomonte (appartenente allo Scrittoio delle possesioni e quindi ai Medici), tanto che, all'inizio del '700, ben 5 abitanti di Poggioferro risultano aver assunto posizioni di rilievo all'inteno del personale di tenuta e altri esercitare ruoli subalterni.
Tale aspetto, legato al ruolo professionale delle famiglie che si insediano, incide, forse, sulla forma complessiva del villaggio aperto; da una parte, a Murci, la compresenza di un incrosio di forti elementi territoriali come le due strade dogane e la presenza di due strutture produttive, come le tenute a bandite allivellate, forniscono gli strumenti per una struttura insediativa che trova la sua radice nella potenzialità di mobilitazione immediata e non continuativa della forza lavoro reperibile in loco. In tal modo le famiglie si organizzano realizzando un insediamento a grappoli e nuclei che consenta di avere un certo spazio di pertinenza per avviare comunque economie di sussistenza, autoconsumo ma anche capace di fruire di economie potenzialmente avviabili a causa del transito dei forestieri sulle strade (locande, ricovero per bestiami, custodia di bestiame debole, ecc..) (vedi File:Valle d'Albegna - insediamenti.pdf). In questo può aver giocato anche la relativa distanza dalla sede amministrativa e istituzionale; nel senso che dal capoluogo Saturnia siano, potenzialmente, mancati indirizzi e controlli per dare una forma riconoscibile al luogo che si andava trasformando (vedi File:Detti - Murci.pdf).
A Poggioferro che, tranne alcuni nuclei, ancor oggi si presenta con caratteristiche più lineari gioca sia la maggior prossimità con il capoluogo Scansano sia la struttura economica e produttiva, risultando di fatto un luogo di residenza di soggetti in gran parte dipendenti dalla tenuta di Pomonte con accentuazione delle caratteristiche salariali e attenuazione della matrice del reddito d'impresa.
Date le economie, soprattutto pastorali, che si concentravano in questi centri insediativi, appare facile abbinarvi una notevole concentrazione di vie di transumanza che permettessero tali attività. Tali strade dogane sono riscontrabili tutt'ora nel paesaggio di quelle zone: la diramazione occidentale della Via Dogana proveniente da Poggio alle Mura (vedi CS in File:Marcaccini-Calzolai - strade dogane.pdf) passa vicino a Pancole, da dove si dirama verso Scansano; la Strada Dogana da Cinigiano a Lago Acquato passa per Murci (vedi CM in File:Marcaccini-Calzolai - strade dogane.pdf); la Via Dogana che partiva proprio da Murci e giungeva a Saturnia (vedi CM0 in File:Marcaccini-Calzolai - strade dogane.pdf) e la Strada Dogana dalla montagna (vedi SCAT in File:Marcaccini-Calzolai - strade dogane.pdf) che a Murci si andava a raccordare a quelle provenienti da Cinigiano e quella che giungeva a Saturnia.
Sequenze fotografiche - Pancole
- Lilio Niccolai (a cura di), Scansano - storia di un paese narrata per immagini, Comune di Scansano
Nel testo "Scansano - storia di un paese narrata per immagini" sono riportate alcune fotografie d'epoca e non del borgo di Pancole(vedi File:Pancole.pdf).
Sequenze fotografiche - Murci
- Lilio Niccolai (a cura di), Scansano - storia di un paese narrata per immagini, Comune di Scansano
Nel testo "Scansano - storia di un paese narrata per immagini" sono riportate alcune fotografie d'epoca e non del borgo di Murci (vedi File:Murci.pdf).
Sequenze fotografiche - Poggioferro
- Lilio Niccolai (a cura di), Scansano - storia di un paese narrata per immagini, Comune di Scansano
Nel testo "Scansano - storia di un paese narrata per immagini" sono riportate alcune fotografie d'epoca e non del borgo di Poggioferro (vedi File:Poggioferro.pdf).
I villaggi aperti nel Piano Strutturale
- Comune di Scansano, Piano Strutturale
Tali insediamenti sono riportati nella tavola del Piano Strutturale dei Sistemi territoriali (vedi PS adottato - Tavola 2a) e la tavola "Regimi di tutela: insediamenti e territori aperti" (vedi [[PS adottato - Tavola 4a). In particolare Murci (vedi PS adottato - Tavola 2a.2, Ps adottato - Tavola 4a.2, PS adottato - Tavola 4a.4), Pancole (vedi PS adottato - Tavola 2a.3, PS adottato - Tavola 4a.3) e Poggioferro (vedi PS adottato - Tavola 2a.4, PS adottato - Tavola 4a.4) sono indicati in questi tre ingrandimenti. Il PS adottato, inoltre, ravvede la necessità di migliorare la dotazione di servizi, degli spazi pubblici e di riaffermare la centralità locale di tali borghi (vedi PS adottato - Tavola 5).
La vita dei villaggi aperti
- Barberis Corrado e Dell'angelo Giangiacomo (a cura di), Italia Rurale, Bari, Laterza, 1998
Per approfondire come l'insediamento umano e le attività umane siano strettamente collegate, basta far riferimento al brano "L'edilizia come segno", specifica come in Friuli si siano sviluppati insediamenti fortemente connotati alle loro attività agricole (vedi File:Italia rurale - L'edilizia come segno.pdf) e, in "Insediamento sparso e zootecnia", in relazione alle attività pastorali (vedi File:Italia rurale - Insediamento sparso e zootecnia.pdf).
Il territorio di Scansano nel PTC
- Provincia di Grosseto, Piano Territoriale di Coordinamento, aprile 2009
Il nuovo Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Grosseto, adottato nel aprile 2009, redige, per la zona di Scansano, 3 schede di sintesi descrittiva e progettuale: le Schede relative alle U.M.T. (Unità Morfologiche Territoriali) R8.1 "Le Colline di Scansano", R8.2 "Crinali di Murci e Poggio Ferro" e R10.1 "Alta Valle dell'Albegna" (vedi File:Schede PTC.pdf).
ritorna a pagina principale
ritorna a Le schede

