Viticoltura
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Perdita di differenziazione colturale a vantaggio della viticoltura. Produce vantaggi economici ma nessuna differenziazione produttiva e paesaggistica.
Dalla popolazione è percepito in maniera duplice in quanto: da un lato costituisce autoreferenzialità per l’appartenenza ad un contesto riconosciuto a livello nazionale (competitività territoriale, marketing territoriale, ecc...) (Il Morellino di Scansano, La Denominazione Comunale (DE.CO)), dall’altro viene percepita e sottovalutata come perdita del rapporto di distinzione fra colture tradizionali (perdita dell'eterogeneità delle coltivazioni e omogeneizzazione del territorio ad una monocultura) (La viticoltura nell'800). Un terzo aspetto riguarda la perdita di importanza economica (abbandono dei mercati economici delle altre colture a vantaggio del solo mercato del vino) e quindi l’abbandono, di parte del territorio, e il conseguente aumento del bosco in relazione agli investimenti sulle superfici a maggior reddito che a parità di redditività occupano meno spazio fisico (vedi sequenza fotografica viticoltura, sequenza fotografie satellitari viticoltura) (La viticoltura nel'900).
Queste trasformazioni hanno caratterizzato il territorio scansanese come quello toscano in generale. (La viticoltura in Toscana)
Sostanzialmente, la comparsa di aziende monocolturali spezza l'impianto prevalentemente promiscuo delle aziende agricole aumentando, spesso, i livelli di criticità della produzione complessiva in ragione delle oscillazioni del mercato ed esponendo le aziende monocolturali al rischio della impossibilità (in tempi ragionevoli) di necessarie riconversioni.
Tuttavia, non è da sottovalutare l'importanza e i vantaggi economici che derivano da tali colture. Ne deriva, così, un forte impianto nello scansanese. (La viticoltura nel Piano Strutturale) Infatti, la redditività di un ettaro coltivato a vigna è nettamente maggiore rispetto ad altre attività, anche in relazione alla crisi.
Inoltre, essendo mutate le tecniche di coltivazione, anche della viticoltura, questo genera difficoltà oggettive alla coltivazione promiscua. Tuttavia, potrebbe essere introdotta una limitazione nella superficie adibita a vigneto (si potrebbe pensare alla "quota storica" dei 40 ha) sia in fase di prima piantumazione, che al momento del re-impianto. Questa cifra è da verificare soprattutto in base alla zona dove verrà installato il nuovo vigneto.
Proporre l'introduzione della metodologia biologica anche all'interno della filiera del vino al fine di evitare un eccessivo inquinamento e sfruttamento, soprattutto delle falde.
L'attività vitivinicola dovrebbe essere integrata all'interno delle altre attività agricole al fine di promuoverle ed, eventualemente, integrarne il reddito.
L'attività vitivinicola, se non realizzata in maniera attenta, procura un forte impatto negativo anche sulla possibilità di ritrovare reperti archeologici. Infatti, se durante le attività di creazione e gestione di un vigneto, si procede ad una forte modifica dei terreni e all'orografia, si può determinare la scomparsa di numerose tracce del passato. Si richiede, quindi, prima di effettuare l'impianto di un nuovo vigneto, la realizzazione di una documentazione delle possibilità di ritrovo di reperti e, successivamente, qualora fossero ritrovati, una catalogazione dei reperti.
Tuttavia, l'attività vitivinicola risulta essere poco strutturata in quanto la lavorazione e l'imbottigliamento del Morellino non può avvenire necessariamente nel territorio del Comune. L'intera filiera di coltivazione e trasformazione del vino all'interno del Comune potrebbe generare un forte indotto. Inoltre non esiste un'alternativa alla coltivazione dei vitigni per il Morellino. Aumentare queste produzioni consentirebbe di differenziare la produzione ed impedire che una crisi economica possa danneggiare l'intero territorio.
Tornare alla coltivazione promiscua risulta impensabile. Tuttavia, si potrebbe pensare ad una differenziazione colturale a livello aziendale, se non comunale, in quantità di 40 ha di vigneto per azienda. Possibile previsione di compensare questo impianto con il reimpianto di altre specie in altre aree dell'azienda o la costruzione di invasi per la raccolta delle acque.
Introdurre una limitazione/negazione agli ingressi nel mercato vitivinicolo, soprattutto in relazione alla viticoltura DOCG, al fine di evitare l'omologazione paesaggistica. Integrazione dell'attività vitivinicola con il resto delle attività agricole.
Impedire una eccessiva modificazione dell'orografia e mantenimento delle tecniche per il consolidamento dei terreni (mantenimento del fondo erboso). Infatti, tali opere potrebbero essere negative anche per il reperimento di beni archeologici; si necessita quindi un'attenzione particolare alle fasi di impianto dei vigneti.
Creazione della filiera completa di coltivazione e trasformazione delle uve all'interno del territorio comunale.Coltivazione di altri tipi di uve.
uso del suolo/scansione fondiaria - bocage - idrogeologia e ruscellamento – pratoni d'altura – pascoli ridotti a seminativi, manutenzione dei fossi, olivicoltura 1, olivicoltura 2
Indice |
Il Morellino di Scansano
- Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, Decreto 14 novembre 2006 - Riconoscimento della dominazione di origine controllata e garantita dei vini "Morellino di Scansano", ed approvazione del relativo disciplinare di produzione. Revoca della denominazione di origine controllata dei vini "Morellino di Scansano"
- Lilio Niccolai (a cura di), Scansano - storia di un paese narrata per immagini, Comune di Scansano
La maggior parte dei produttori di vino della zona si è associata in Consorzio (vedi [[1]]) per la produzione del Morellino di Scansano (vedi [[2]], [[3]]); riconosciuto vino DOCG nel 2006 (vedi Media:decreto docg.pdf).
Un brevissimo brano che descrive la nascita della Cantina Cooperativa è inserito all'interno del testo "Scansano - storia di un paese narrata per immagini". Qui sono riportate anche alcune piccole fotografie della struttura dove è ospitata la cantina (vedi File:Cantina Cooperativa.pdf).
La Denominazione Comunale (DE.CO)
Il Comune di Scansano riconosce l'importanza di dover tutelare e valorizzare alcune attività agroalimentari tradizionali e locali. Al fine di perseguire questo scopo è stato deciso di deliberare un provvedimento che istituisse la Denominazione Comunale (DE.CO.). Questo strumento di marketing territoriale verrà riconosciuto ad alcuni prodotti locali. Tali prodotti saranno inseriti all'interno di particolari elenchi comunali (vedi File:Regolamento DECO.pdf, File:Delibera DECO.pdf). Fra i prodotti finora ricnosciuti delle Denominazione vi sono il Vino Bianco di Scansano (vedi File:Allegato A.pdf) e il Vino Nero di Scansano (File:Allegato B.pdf). Per accedere alla Denominazione, le viticolture interessate dovranno rispettare alcuni vincoli e caratteristiche proprie del prodotto, come l'obbligatorietà di dover produrre e trasformare il vino nel territorio del Comune di Scansano.
La viticoltura nel Piano Strutturale
- Comune di Scansano, Piano Strutturale
Nel PS adottato, inoltre, viene individuata la necessità di creare un Parco del Morellino nei dintorni di Scansano (vedi [[4]]). Nella tavola "Sistemi territoriali" del PS adottato, vengono segnalate le aree del Comune interessate da tale attività (vedi PS adottato - Tavola 2a). Nelle tavole successive, le stesse aree vengono indicate ad una scala inferiore (vedi PS adottato - Tavola 2a.1, PS adottato - Tavola 2a.2, PS adottato - Tavola 2a.3, PS adottato - Tavola 2a.4, File:PS adottato - Tavola 2a.5.pdf).
La viticoltura nell'800
- Biagioli Giuliana, L'agrigoltura e la popolazione in Toscana all'inizio dell'Ottocento, Pacini Editore, 1975
- Ceriola Matteo, Fondo Francesco Vajori - Catalogo Generale, Comune di Scansano - Archivio Storico
- Repetti Emanuele, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, presso l'Autore Editore, 1831
- Zuccagni-Orlandini Attilio, Indicatore topografico della Toscana Granducale, Giuseppe Polverino Editore, 1856
Il territorio di Scansano, infatti, nell'800 era suddiviso in più tipologie di coltivazione, con la viticoltura relegata alla sola zona della valle dell'Albegna, data la particolare conformazione geologica di tale zona. Tuttavia, la percentuale di tale coltivazione era assolutamente irrisoria rispetto ad altre aree toscane (vedi File:Biagioli - cartina olivato vitato.pdf). Questo si può evincere dal testo di Giuliana Biagioli - "L'agrigoltura e la popolazione in Toscana all'inizio dell'Ottocento", in cui si affrontano, appunto, questi temi (vedi File:Biagioli - descrizione area.pdf). Nello stesso testo sono indicate le superfici di territorio (vedasi le colline litoranee) coltivate a viticoltura semplice o quella inserita all'interno di un oliveto (vedi File:Biagioli - ripartizione delle colture.pdf, File:Biagioli - ripartizione colture nelle sottoaree.pdf). Nel testo di Emanuele Repetti - Dizionario geografico fisico storico della Toscana, alla voce Montepò, vi è un esempio di produzione di vino della zona, pari a 150 some (vedi File:Dizionario geografico storico della Toscana - Montepò.pdf). Tuttavia la produzione della comunità di Scansano era più alta della media del resto del circondario di Grosseto, raggiungendo più del doppio delle altre produzione (5434 ettolitri contro i soli 1983,5 ettolitri degli altri Comuni) (vedi File:Ceriola - Catalogo generale Par.3.pdf). Pochi anni dopo la descrizione di Repetti, nel testo di Zuccagni-Orlandini "Indicatore topografico della Toscana Granducale", alla voce Scansano viene attribuita una superficie pari a circa 1000 miglia quadrate toscane fra superfici a sola vite e superfici a vite ed olivo (vedi File:Zuccagni-Orlandini - Scansano.pdf).
La viticoltura nel'900
- Pazzagli Carlo, Per la storia dell'agricoltura toscana nei secoli XIX e XX - Dal catasto particellare lorenese al catasto agrario del 1929, Fondazione Luigi Einaudi, 1979
Dal libro di Carlo Pazzagli, "Per la storia dell'agricoltura toscana nei secoli XIX e XX - Dal catasto particellare lorenese al catasto agrario del 1929", si può notare come la viticoltura, già nel 1929, fosse una pratica agricola staccata dal resto delle colture; infatti una bassisima percentuale di altre colture (il 22%) condividevano l'area agricola della vite. Esse, nella Provincia di Grosseto, erano già, o stavano, diventando già colture indipendenti dalle altre; probabilmente già monocolture in alcuni territori, almeno in quelli più adatti o adattabili (vedi File:Pazzagli - viticoltura e olivicoltura.pdf, File:Pazzagli - colture intercalari e produttività.pdf). In alcuni contesti tende quindi a prendere forma una diversa articolazione delle superfici vitate che si può visualizzare in base a due esempi emblematici. Da una parte si specializzano le colture da autoconsumo e integrazione al reddito che occupano settori specializzati limitrofi ai centri abitati; qui le particelle ottenute per affitto prolungato o enfiteusi tendono a subire una intensificazione agronomica per impianto di colture specializzate (spesso vite e olivo) dove la vite e l'olivo da elementi promiscui tendono a separarsi fino ad occupare porzioni separate della stessa particella di solito di estensione inferiore all'ettaro di terreno (Montorgiali - Loc. Terranera). Dall'altra le aziende che si ristrutturano in base alla legge sulla bonifica integrale (1928) e si organizzano per mezzadria contrattualizzata arrivano al raggiungimento di una certa complessità organizzativa, con ovvi riflessi paesistici, sul finire del secondo dopoguerra; qui la separazione tra gli spazi organizzati a vite ed olivo avviene sulla base della potenzialità di conduzione delle colture da parte della famiglia mezzadrile con una attenzione particolare alla localizzazione delle colture specializzate in ambiti consoni alla loro coltivazione. Si perde di fatto, all'interno della azienda mezzadrile, quel rapporto di prossimità tra colture che abbisognano di cura costante e il centro aziendale. In realtà spesso le colture di vite e olivo tendono ad occupare gli spazi meno produttivi e più ricchi di pietrame che in base ad una cura costante vengono progressivamente bonificati. In sostanza le colture legnose oltre che specializzarsi vengono separate da quelle aree destinabili alle colture cerealicole e all'allevamento in rotazione binaria. Generalmente nel sistema mezzadrile delle colline scansanesi dove le aziende risulatano avere una superficie totale che oscilla dai 20 ai 40 ettari le aree destinate a vite e olivo non superano mai il 5-10% della superficie totale e generalmente la superficie destinata a vite risulta inferiore a quella destinata ad olivo. Tale situazione regge fino al completamento della riforma fondiaria e alla completa dismissione del sistema mezzadrile (basti pensare che nel secondo dopoguerra circa l'80% della popolazione agricola era contrattualizzata con forme mezzadrili), quando in sostanza molte unità poderali mezzadrili passano (attraverso la concessione di mutui quarantennali e contemporaneamente alla nascita del sitema agricolo cooperativo) a nuovi proprietari, spesso ex mezzadri o altre figure sociali. Si ha qui, per la prima volta, la nascita di una azienda diretto coltivatrice che si confronta direttamente con il mercato e specializza le colture non solo in base a criteri autoconsumistici ma in base alle potenzialità imprenditoriali personali o anche indotte dallo sviluppo del sistemna cooperativo. Si passa, così, da una prima fase di stallo nella organizzazione produttiva della azienda, che ripete modelli precedenti, ad una nella quale (soprattutto alla metà degli anno '60) cominciano a svilupparsi aziende vitivinicole la cui percentuale di vigneto raggiunge spesso soglie del 25-30% della superfcie totale anche in relazione alla nascita della Cantina del Morellino attiva fin dalla fine degli anni '70. Così si ha una completa riconfigurazione degli impianti tradizionali che da un sesto d'impianto di circa 1 m a vite passano a 1,50-2 m a vite, spesso con innovazioni colturali nella fase di potatura e ricoglitura. I sostegni lignei vengono sostituiti da quelli in cemento e cominciano le operazioni fondiarie di una certa portata per livellare e spietrare a monte la supereficie che ospita il nuovo impianto spesso con movimenti di terreno non indifferenti, che saranno poi ripresi nella seconda e attuale stagione di intensificazione colturale associabile alla metà degli anni '90. Tali due ultime fasi danno una precisa connotazione paesaggistica e strutturale al paesaggio con ovvi riflessi sociologici. Si è visto infatti che tutto il primo cinquantennio del novecento e buona parte dei due decenni successivi hanno visto l'affermazione di nuovi impianti di vigneto attraverso fenomeni di adattamento delle colture alla struttura del suolo esistente. Dagli anni '70-'80 in poi è la modifica ex ante della superficie che ospita il nuovo impianto ad essere costruita e modellata affinchè l'impianto consenta una più agevole e redditizia coltivazione. Accanto a questi fenomeni che assumono carattere di lungo periodo e sintesi dello sviluppo delle modalità di coltivazione, vanno segnalati fenomeni recenti e recentissimi di nuova organizzazione delle colture vitivinicole, anche se per ora non preponderanti. Si segnala infatti lo sviluppo di aziende prevalentemente monocolturali con rapporti pari al 70-80% di vigneti sulla superficie totale insieme alla perdita di peso delle unità colturali legate all'autoconsumo viste all'inizio di questa trattazione. Si può meglio dire che accanto ad una specializzazione e enfatizzazione della coltura vitivinicola si nota una perdita di peso economico e paesaggistico delle unità da autoconsumo che spesso vedono la sostituzione degli impianto di vigneto con impianti di oliveto, in ragione della minor cura necessaria per la seconda coltura.
La viticoltura in Toscana
- Barberis Vittorio e Dell'angelo Giangiacomo (a cura di), Italia Rurale, Laterza, 1998
Un esempio di come si sia sviluppata la viticoltura in Toscana lo si ha attraverso la lettura del brano "Il trionfo del vigneto" del testo "Italia rurale". In questo brano vengono individuate le cause dello sviluppo della viticoltura che prese il posto di tutte le altre colture (vedi File:Italia rurale - Il trionfo del vigneto.pdf).
Il territorio di Scansano nel PTC
- Provincia di Grosseto, Piano Territoriale di Coordinamento, aprile 2009
Il nuovo Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Grosseto, adottato nel aprile 2009, redige, per la zona di Scansano, 3 schede di sintesi descrittiva e progettuale: le Schede relative alle U.M.T. (Unità Morfologiche Territoriali) R8.1 "Le Colline di Scansano", R8.2 "Crinali di Murci e Poggio Ferro" e R10.1 "Alta Valle dell'Albegna" (vedi File:Schede PTC.pdf).
La viticoltura nel Comune di Manciano
- Comune di Manciano, Relazione - Quadro Conoscitivo, ottobre 2008
Analogamente al territorio di Scansano, anche in quello di Manciano si è sviluppata nel tempo una numerosa attività vitivinicola, che in precedenza era molto più limitata. Il Piano Strutturale analizza tale fenomeno. Tale analisi (vedi Media:Tavola 8a Manciano.jpg) può essere valevole anche per il caso scansanese (vedi File:Relazione Manciano.pdf).
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